Vista l’impossibilità di trovare un accordo per la riscossione delle somme derivanti dalla dismissione delle quote durante il recesso da Scrp, gli otto sindaci cremaschi hanno annunciato che intendono portare la questione davanti alla magistratura.

I Comuni coinvolti

La questione si porta avanti da mesi da quando gli otto sindaci “dissidenti” (alcuni di loro in foto) hanno deciso di uscire dalla società partecipata Scrp. I sindaci in questione sono i primi cittadini dei seguenti Comuni cremaschi: Romanengo, Soncino, Casale Cremasco, Ticengo, Casaletto di Sopra, Salvirola, Palazzo Pignano e Trescore Cremasco.

Scrp finisce in Consorzio.it

Dopo la recessione degli otto sindaci, Scrp è confluita in Consorzio.it, generando prima una rivalutazione, e successivamente una cessazione della prima partecipata. Anche per questo motivo le due parti in causa – i sindaci dissidenti e il CdA della vecchia partecipata – non sono riuscite a trovare un accordo sul valore delle azioni dismesse dai primi cittadini che hanno esercitato il recesso.

La questione finirà in tribunale

Nei giorni scorsi proprio gli otto sindaci cremaschi hanno annunciato che la questione si risolverà davanti a un giudice: “Una scelta maturata dopo mesi nei quali si è cercato di trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti – hanno spiegato i dissidenti – Vista l’impossibilità di accordo, porteremo la questione davanti all’autorità giudiziaria”. La decisione è stata presa martedì durante una riunione a Palazzo Pignano, alla presenza dell’avvocato Raffaella Bordogna, che rappresenterà gli otto sindaci in tribunale.

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