Retake urbano dei giovani di “Cremona, si può” allo Zaist: “Siamo parte attiva per una città più bella”.

Retake urbano allo Zaist

“Solo il Sindaco e la Giunta hanno il dovere di prendersi cura della città? Secondo noi no. Noi cittadini dobbiamo sentirci parte dell’amministrazione perché non siamo sudditi di un regno, ma parte di una comunità. Per questo abbiamo deciso di organizzare questa azione di retake urbano”.

Retake urbano, ovvero movimento dei cittadini per il decoro dei beni comuni. Lo hanno organizzato ieri pomeriggio – dentro il programma del progetto “Cremona, si può” – i giovani di “Una Cremona da ragazzi”, percorso voluto dal Sindaco di Cremona Gianluca Galimberti sui temi della città rivolto agli under 35. Lo hanno realizzato in un quartiere della città, allo Zaist, ridipingendo le pareti esterne della ex chiesetta accanto al parco del Volontariato.

“Ad aprile – spiega Giovanni Mazzolari, uno degli organizzatori, 21 anni, studente di Fisica – abbiamo fatto un incontro aperto a tutti i giovani della città in cui si è discusso di proposte e iniziative da compiere per migliorare Cremona. Il tutto visto con gli occhi dei suoi giovani cittadini. Cogliendo alcune osservazioni emerse abbiamo deciso di organizzare questo intervento concreto di partecipazione attiva, sempre aperto a tutti e indirizzato soprattutto
ai giovani”.

Ed è proprio il protagonismo dei giovani cremonesi ad essere rivendicato dal gruppo. “Il fatto che questo desiderio di rigenerazione dei luoghi venga dai giovani – continua Giovanni – è sintomo che quel disinteresse di cui tanto si parla forse è più millantato che reale”.

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“Armati” di secchi e pennelli

E l’interesse in effetti c’è stato. Dalle 16 i ragazzi si sono riuniti allo Zaist, alla presenza del Sindaco. Alcuni sono studenti, altri già inseriti nel mondo del lavoro. “Armati” di secchi e pennelli hanno ritinteggiato i muri dello stabile che era imbrattato da scritte e tag, restituendolo pulito al quartiere e alla città.

“Le persone devono abituarsi a vivere in spazi sempre più belli e curati, non in luoghi degradati – è il commento di Giovanni al termine del pomeriggio – Anche così si costruisce una comunità. E noi, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a costruirla”.

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