Oggi l’addio a don Sante, prete “ribelle” e sportivo: colpito da un arresto cardiaco nella serata di sabato 1 giugno 2019.

Oggi l’addio a don Sante, prete “ribelle” e sportivo

E’ morto all’improvviso sabato sera, per un arresto cardiaco, don Sante Braggiè. Avrebbe compiuto 60 anni il 13 giugno. Originario di Padova ma cresciuto a Cassano d’Adda, classe 1959, don Sante era stato per anni cappellano delcimitero di Cremona. Ma la sua vita pastorale l’aveva portato in giro per tutta la diocesi, da Fontanella a Casaletto di Sopra, dove ha officiato il ministero di parroco per diversi anni. Oggi, mercoledì 5 giugno 2019, saranno celebrati i funerali officiati dal vescovo di Cremona, Antonio Napolioni.

Arresto cardiaco nelle Marche

La tragedia sabato sera, per le complicanze di un arresto cardiaco che l’aveva colpito qualche giorno addietro nelle Marche. Don Sante è spirato infatti all’ospedale di Fermo, assistito dai familiari. Da circa un anno viveva a Montedinove (Ascoli Piceno) in una struttura dei Frati Minori Conventuali presso i quali stava vivendo un momento di formazione permanente. Avrebbe dovuto tornare nelle parrocchie con la fine dell’estate. Improvviso, violento e fatale il malore: nonostante le cure dei medici, non c’è stato nulla da fare.

Entrò in seminario a 11 anni

Nato nel 1959 a Conselve, in provincia di Padova, madre cuoca e padre operaio in un legnificio, don Sante si trasferì da piccolo a Cassano D’Adda, dove è cresciuto. Entrò in seminario a 11 anni, per essere consacrato nel 1983. Svolse quindi il suo primo incarico a Fontanella in provincia di Bergamo. Qui rimase per circa dieci anni e durante la sua permanenza cominciò a interessarsi di sport. Una passione che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita. Sacerdote “sopra le righe” in diverse occasioni aveva fatto parlare di sé per i modi diretti e talvolta poco ortodossi, con i quali spronava i suoi fedeli a frequentare la comunità cristiana. Come nel 2013, quando stupito della scarsa presenza a messa nella piccola comunità di Casaletto di Sopra (550 anime al confine estremo della Provincia di Cremona) sbottò dal pulpito, minacciando persino di chiedere al vescovo un nuovo incarico. Poche settimane prima, per lo stesso motivo aveva minacciato di tagliare le funzioni religiose in paese.

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Quella comunione “rubata”

Ma non solo. Impavido di fronte a quelle che riteneva essere ingiustizie, in alcune occasioni non aveva esitato a mettersi “contro” (per quanto possibile e nel pieno rispetto degli altri) le gerarchie ecclesiastiche. Come quando nel 2010 decise sua sponte di impartire la prima comunione a una ragazzina di Brignano Gera d’Adda, che era stata invece “esclusa” dal sacramento dal proprio parroco, per non aver frequentato a sufficienza le lezioni preparatorie, a catechismo.

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