Era il 2009 quando Mario Grosso subì un infortunio sul lavoro che ancora non gli è stato risarcito.

La storia di Mario Grosso e del risarcimento dovuto che ancora non è arrivato

10 anni fa Mario Grosso, lavoratore edile residente a Agoiolo, si stava recando al lavoro dopo la pausa pranzo, come sempre in scooter. Gli era giunta la notizia che la provinciale era intasata dal traffico, per impiegare meno tempo nel tragitto per il cantiere dove lavorava, ha quindi intrapreso via Rossina, una strada sterrata che passa vicino alla sua abitazione. Si trattava di un tragitto malconcio, non asfaltato e pieno di buche, una delle quali è risultata fatale: la ruota dello scooter si è incastrata nella piccola fossa e Mario è caduto rovinosamente nel fossato. Probabilmente la buca era stata coperta dalla ghiaia, impedendo a Mario di vederla sul sentiero. Per fortuna però un uomo che era dietro di lui con il proprio camper ha assistito alla scena, soccorrendolo immediatamente. Senza questo importante aiuto – secondo lo stesso Mario – non sarebbe mai riuscito a uscire da solo dal fossato.

Soccorso dal 118, Mario è stato portato al Pronto soccorso dove gli sono stati dati 20 giorni di prognosi: a causa della caduta infatti lo scooter con tutto il suo peso gli è caduto sul torace, provocandogli diverse lesioni e traumi.

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La latitanza dell’Inail

Fin da subito la dannosa caduta di Mario è stata classificata come infortunio sul lavoro e dal primo momento gli è stato assicurato dall’Inali che avrebbe ottenuto un adeguato riconoscimento: per questo motivo gli era stato inizialmente chiesto di non intraprendere azioni legali.

Consiglio che Mario ha seguito fino a che, con il passare del tempo, non ha più avuto alcun riscontro dall’Inail: il lavoratore ha quindi deciso di rivolgersi ad un legale di fiducia dopo essersi sottoposto a tutte le visite, i controlli e le riabilitazioni necessarie.

L’intervento di un legale, comunque, non ha incentivato l’ente preposto ad erogare i 50mila euro di risarcimento che spettano a Mario, che – ancora in attesa di quanto a lui dovuto- commenta:

“Io non capisco perchè nessuno si occupi più della mia pratica. Nessuno più mi contatta, nesuna risposta alle mie sollecitazioni. Solo una lettera che ritengo beffarda in cui mi si dice che, abitando in quella zona, dovevo essere perfettamente a conoscenza dello stato della strada sterrata ed evitare la buca fatale”.

Referti medici, diffide e raccomandate di avvocati, citazioni in Tribunale e convocazioni da parte dell’Inail: tutto questo, in 10 anni, non è ancora servito a nulla.